Trio Quarta – Dindo – De Maria

General Management

Trio Quarta – Dindo – De Maria

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Massimo Quarta, violino

Enrico Dindo, violoncello

Pietro De Maria, pianoforte

Biografia

L’equilibrio (del Trio), non solo acustico, ma di idee, è quanto mai importante per una formazione cameristica, tanto più se si tratta di musicisti che collaborano saltuariamente ed hanno una carriera solistica a sé stante. Massimo Quarta, Enrico Dindo e Pietro de Maria, pur avendo importanti carriere separate, suonano però insieme da tempo e ciò si capisce benissimo. Il gusto di ascoltarsi l’un l’altro (e di trovare una sintesi musicale ancor prima che tecnica) in una formazione come quella costituita da tre strumenti diversissimi come violino violoncello e pianoforte colpisce al primo impatto, come pure la naturalezza dei fraseggi e delle idee musicali che passano dall’uno all’altro strumentista. Fabio Bardelli, OperaClick

Tre anime musicali d’eccezione — Massimo Quarta, Enrico Dindo e Pietro De Maria — si ritrovano nello spazio sospeso del suono, dopo collaborazioni che hanno intrecciato profondamente i loro cammini artistici.

Uniti da un’affinità rara e da un linguaggio che parla la stessa, segreta poesia musicale, danno vita a un trio dal timbro compatto e dall’intensità quasi palpabile, capace di avvolgere l’ascoltatore in un’unica, vibrante emozione.
Ospiti ricorrenti delle principali istituzioni nazionali, tornano di volta in volta avvolti dall’eco di un successo che conquista e seduce il pubblico.
Anni di immersione nel repertorio solistico si trasformano, nel trio, in un tesoro condiviso: uno scrigno sonoro che illumina e innalza ogni frase musicale.
La loro lunga esperienza, si riflette in interpretazioni mature, appassionate, rigorose eppure libere, che sembrano ridonare luce e respiro ai grandi capolavori del repertorio per trio.
Tre voci diverse, tre strumenti lontani per natura, eppure fusi in un solo respiro: violino, violoncello e pianoforte si cercano, si ascoltano, si rispondono, fino a diventare un’unica corrente sonora.

È un dialogo fatto di sguardi invisibili, di attese, di intuizioni: una sintesi che nasce prima nel cuore e nell’idea, e solo dopo nella tecnica.
L’equilibrio che ne deriva non è solo acustico, ma umano e poetico: un equilibrio di intenti, di ascolto e di visione. Nonostante carriere distinte e luminose suonano insieme da oltre vent’anni, questo legame si percepisce al primo istante, come un segreto condiviso che prende forma nel gesto più naturale del mondo: fare musica insieme.

Entusiasmo e passione diventano così materia viva, respiro comune, danza sonora.